Autoritratto, 1927


claude cahun
introduzione

François Leperlier et Juan Vicente Aliaga présentent Claude Cahun au Jeu de Paume

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tratto da

 


Ho incontrato la prima volta Claude Cahun a Nantes, nel 1994.
Ero al Musée des Beaux-Arts, mentre lavoravo a una mostra sul barocco bolognese, curiosando tra gli uffici del museo. La mia attenzione è finita su una scrivania zeppa di manoscritti, schede, appunti, dai quali spuntava un volto, un primo piano con occhiali da saldatore e foulard al collo, un’espressione contratta e i lineamenti incerti; il funzionario al lavoro mi ha raccontato che si trattava di una fotografia di un'artista di Nantes, di cui però si sapeva molto poco perché tutto era andato ormai distrutto, e quella era una delle rare foto del loro museo che sarebbe stata esposta nella mostra sul surrealismo a Nantes. Forse sarei riuscita ancora a trovare una copia dell’unica monografia di François Leperlier uscita un paio d’anni prima, “Claude Cahun, L’écart et la métamorphose”.
Sfogliare l’opera di questa donna dallo pseudonimo indefinito mi ha condotto in un mondo ricco e inaspettato: uno svelamento ossessivo di mille e pari identità, l’indagare oltre la superficie delle cose, la profonda passione per Suzanne Malherbe (che si firmava Marcel Moore), sua compagna e alleata nella ricerca artistica, la poesia come mezzo e scopo della sua vita.

Da allora mi sono messa alla ricerca di ogni frammento che potesse ricostruire un quadro della sua opera, e più procedevo più mi rendevo conto di quanto materiale fosse ancora nascosto. Il risultato di questa ricerca è una domanda: perché il lavoro di Claude Cahun è stato dimenticato per tanti anni? Possibile che un’artista così attiva nel suo tempo, che ha scritto tanto, estremamente attiva in ambito surrealista, sia stata cancellata dai libri di storia dell’arte e letteralmente ignorata dalla critica?
In questi ultimi dieci anni qualcosa è successo: la prima mostra antologica curata da Leperlier al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris nel 1995, personali presso gallerie private in Europa e soprattutto negli Stati Uniti, la pubblicazione di diversi testi critici comparativi (sempre tra Francia e Stati Uniti) e, fondamentale, l’uscita nel 2002, ancora a cura di Leperlier, della raccolta di tutti gli scritti, “Écrits”. Dopo diverse difficoltà la curatrice Tirza Latimer è riuscita a realizzare a San Francisco nel 2005, presso il Judah L. Magnes Museum, la mostra “Acting Out: Claude Cahun and Marcel Moore”, in cui è stata esposta una selezione dalla più grande collezione della fotografa situata presso il Museo di Jersey, ed occasione per dare rilievo al ruolo artistico della compagna Suzanne.


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Il Museo di Jersey ha ottenuto dal National Art Collections Fund la somma di £ 60.000 per acquisire la collezione Cahun, rimasta inscatolata per 20 anni dopo la morte nel 1972 di Suzanne Malherbe. Dal 1995 ha fatto un notevole lavoro di catalogazione e pubblicazione online di tutta la collezione di materiale fotografico e cartaceo (parliamo di più di 300 foto e di innumerevoli scritti, tra cui tanti rimasti inediti). La cosa inquietante invece è visitare il museo reale: sono andata nel 2003, anche per sondare la possibilità di realizzare con loro una mostra in Italia, e, circondata da dipinti di dubbio valore di artisti locali, ho trovato una piccola vetrinetta male illuminata che conteneva una decina di foto (di cui due cadute dal supporto) e una paio volumi illustrati dalla Malherbe. La didascalia recitava “Claude Cahun e Suzanne Malherbe: le due sorellastre (step-sisters)”.
Claude e Suzanne erano scappate a Jersey per sfuggire alla guerra in Francia, ma si sono trovate nel bel mezzo del conflitto (uniche del gruppo surrealista che aveva trovato rifugio soprattutto negli Stati Uniti), sull’unica isola inglese invasa dai tedeschi. Attiviste nella resistenza e mal viste dalla popolazione in maggior parte collaborazionista, sono state arrestate e condannate a morte, salvate dall’esecuzione dall’arrivo degli alleati. Nel frattempo la loro casa, La Rocquaise, era stata saccheggiata dai tedeschi e non abbiamo idea di quello che è andato perduto. Siamo solo sicuri che Jersey ha steso un velo di silenzio e di negazione sulla figura di Claude Cahun e ha ampiamente contribuito a tenere nascosta la sua opera.

Fortunatamente Louise Downie, curatrice del Jersey Heritage Trust, ha dato vita nel 2006 a un'ampia mostra dedicata alla Cahun proprio presso il Museo di Jersey e reso possibile la pubblicazione del catalogo delle opere conservate nel loro archivio, dando finalmente visibilità a un patrimonio di grande valore.

In Italia, Fabiola Naldi ha dedicato un capitolo alla Cahun nel suo volume “I’ll be your Mirror: travestimenti fotografici”, Arcilesbica nel 2003, in occasione della rassegna Soggettiva a Bologna, ha presentato una mostra di riproduzioni, e il 27 gennaio 2006 , all'interno delle celebrazioni per la "Giornata della Memoria" in collaborazione con Arcigay, ha organizzato l'anteprima nazionale del film di Lizzie Thynne "Playing a part: the story of Claude Cahun", e, in anteprima nazionale nell'aprile 2006, il documentario di Barbara Hammer "Lover Other".
Ora la speranza è quella di riuscire a realizzare la prima mostra monografica in Italia.

Lucia Biolchini

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"Playing a part".
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