François Leperlier et Juan Vicente Aliaga présentent Claude Cahun au
Jeu de Paume
tratto da
Ho incontrato la prima volta Claude Cahun a Nantes, nel
1994. Ero al Musée des Beaux-Arts, mentre lavoravo
a una mostra sul barocco bolognese, curiosando tra gli uffici del museo.
La mia attenzione è finita su una scrivania zeppa di manoscritti,
schede, appunti, dai quali spuntava un volto, un primo piano con occhiali
da saldatore e foulard al collo, unespressione contratta e i lineamenti
incerti; il funzionario al lavoro mi ha raccontato che si trattava di
una fotografia di un'artista di Nantes, di cui però si sapeva molto
poco perché tutto era andato ormai distrutto, e quella era una
delle rare foto del loro museo che sarebbe stata esposta nella mostra
sul surrealismo a Nantes. Forse sarei riuscita ancora a trovare una copia
dellunica monografia di François Leperlier uscita un paio
danni prima, Claude Cahun, Lécart et la métamorphose.
Sfogliare lopera di questa donna dallo pseudonimo indefinito mi
ha condotto in un mondo ricco e inaspettato: uno svelamento ossessivo
di mille e pari identità, lindagare oltre la superficie delle
cose, la profonda passione per Suzanne Malherbe (che si firmava Marcel
Moore), sua compagna e alleata nella ricerca artistica, la poesia come
mezzo e scopo della sua vita.
Da allora mi sono
messa alla ricerca di ogni frammento che potesse ricostruire un quadro
della sua opera, e più procedevo più mi rendevo conto di
quanto materiale fosse ancora nascosto. Il risultato di questa ricerca
è una domanda: perché il lavoro di Claude Cahun è
stato dimenticato per tanti anni? Possibile che unartista così
attiva nel suo tempo, che ha scritto tanto, estremamente attiva in ambito
surrealista, sia stata cancellata dai libri di storia dellarte e
letteralmente ignorata dalla critica?
In questi ultimi dieci anni qualcosa è successo: la prima mostra
antologica curata da Leperlier al Musée dArt Moderne de la
Ville de Paris nel 1995, personali presso gallerie private in Europa e
soprattutto negli Stati Uniti, la pubblicazione di diversi testi critici
comparativi (sempre tra Francia e Stati Uniti) e, fondamentale, luscita
nel 2002, ancora a cura di Leperlier, della raccolta di tutti gli scritti,
Écrits. Dopo diverse difficoltà la curatrice
Tirza Latimer è riuscita a realizzare a San Francisco nel 2005,
presso il Judah L. Magnes Museum, la mostra Acting Out: Claude Cahun
and Marcel Moore, in cui è stata esposta una selezione dalla
più grande collezione della fotografa situata presso il Museo di
Jersey, ed occasione per dare rilievo al ruolo artistico della compagna
Suzanne.
•
/8\
II
•
/8\
II
•
/8\
II
•
/8\
II
•
/8\
II
Il Museo di Jersey ha ottenuto dal National
Art Collections Fund la somma di £ 60.000 per acquisire la collezione
Cahun, rimasta inscatolata per 20 anni dopo la morte nel 1972 di Suzanne
Malherbe. Dal 1995 ha fatto un notevole lavoro di catalogazione e pubblicazione
online di tutta la collezione di materiale fotografico e cartaceo (parliamo
di più di 300 foto e di innumerevoli scritti, tra cui tanti rimasti
inediti). La cosa inquietante invece è visitare il museo reale:
sono andata nel 2003, anche per sondare la possibilità di realizzare
con loro una mostra in Italia, e, circondata da dipinti di dubbio valore
di artisti locali, ho trovato una piccola vetrinetta male illuminata che
conteneva una decina di foto (di cui due cadute dal supporto) e una paio
volumi illustrati dalla Malherbe. La didascalia recitava Claude
Cahun e Suzanne Malherbe: le due sorellastre (step-sisters).
Claude e Suzanne erano scappate a Jersey per sfuggire alla guerra in Francia,
ma si sono trovate nel bel mezzo del conflitto (uniche del gruppo surrealista
che aveva trovato rifugio soprattutto negli Stati Uniti), sullunica
isola inglese invasa dai tedeschi. Attiviste nella resistenza e mal viste
dalla popolazione in maggior parte collaborazionista, sono state arrestate
e condannate a morte, salvate dallesecuzione dallarrivo degli
alleati. Nel frattempo la loro casa, La Rocquaise, era stata saccheggiata
dai tedeschi e non abbiamo idea di quello che è andato perduto.
Siamo solo sicuri che Jersey ha steso un velo di silenzio e di negazione
sulla figura di Claude Cahun e ha ampiamente contribuito a tenere nascosta
la sua opera.
Fortunatamente Louise Downie, curatrice del Jersey Heritage Trust, ha
dato vita nel 2006 a un'ampia mostra dedicata alla Cahun proprio presso
il Museo di Jersey e reso possibile la pubblicazione del catalogo delle
opere conservate nel loro archivio, dando finalmente visibilità
a un patrimonio di grande valore.
In Italia, Fabiola Naldi ha dedicato un capitolo alla Cahun nel suo volume
Ill be your Mirror: travestimenti fotografici, Arcilesbica
nel 2003, in occasione della rassegna Soggettiva a Bologna, ha presentato
una mostra di riproduzioni, e il 27 gennaio 2006 , all'interno delle celebrazioni
per la "Giornata della Memoria" in collaborazione con Arcigay,
ha organizzato l'anteprima nazionale del film di Lizzie Thynne "Playing
a part: the story of Claude Cahun", e, in anteprima nazionale nell'aprile
2006, il documentario di Barbara Hammer "Lover Other".
Ora la speranza è quella di riuscire a realizzare la prima mostra
monografica in Italia.